Ci sono persone che incontri e che continuano ad accompagnarti molto tempo dopo. Non necessariamente perché ti abbiano dato grandi risposte, ma perché ti hanno mostrato un modo di stare al mondo.
L’Abuela Margarita per me è una di queste persone.
Quando scrissi per la prima volta questo articolo erano già passati più di dieci anni dal nostro primo incontro. Per molti anni ho aspettato maggio con lo stesso desiderio, la stessa curiosità, la stessa voglia che si ha quando si incontra qualcuno di famiglia che non si vede spesso, ma che si ama tanto.
Passare del tempo con lei mi pacificava con il mondo.
Mi ricordava che in ogni momento e in ogni posto posso trovare una ragione per celebrare la Vita, ringraziare, creare qualcosa di bello.
Celebrare senza bisogno di grandi cerimonie
Mi piaceva vederla ridere quando qualcuno le attribuiva quella che, a suo dire, era un’importanza eccessiva.
Mi faceva capire quanto spesso mi prendessi troppo sul serio. E quanto prendessi troppo sul serio un sacco di cose.
Mi piaceva vedere come fluiva nel lavoro, lasciando entrare e uscire i bambini, accettando domande, provocazioni e dubbi ai quali magari aveva già risposto mille volte.
Mi mostrava che l’ironia era un grande strumento per quando le cose non vanno come avevamo programmato.
E che, a volte, fluire ci porta molto più lontano che irrigidirci per difendere un principio o una posizione.
Accanto a lei ho imparato che si può creare un canto per ringraziare il Cielo, l’Acqua, la Terra semplicemente per il piacere di farlo.
Che si può parlare con l’Universo anche cantando.
Che la spiritualità non deve necessariamente essere complicata.
Le relazioni, il maschile e il femminile
Mi piaceva il suo modo di parlare delle relazioni, dell’equilibrio tra il maschile e il femminile dentro di noi e nelle coppie.
Mi faceva sentire che possiamo riconoscere le nostre differenze, le nostre peculiarità e le nostre esigenze senza per questo doverci combattere.
Possiamo sostenerci, accoglierci, consentirci di essere veri senza avere continuamente paura di ferire l’altro, manifestandoci per ciò che siamo e per ciò che desideriamo.
E mi ricordava di innamorarmi del mio compagno almeno una volta alla settimana.
Di ricordarmi perché l’ho scelto. Perché lo amo. Di tenere presenti le cose di lui che mi piacciono e quelle che mi fanno sentire una Regina.
Portare la spiritualità dentro la Vita
Mi ha insegnato che, quando ho paura per i miei figli, posso affidarli al Grande Spirito.
Che quando cucino metto nei piatti anche l’energia con cui sto cucinando e che posso aggiungere una preghiera per ciascuno.
Perché ogni gesto può diventare un rituale se è fatto con presenza.
E forse è soprattutto questo che continuo a portare con me.
L’Abuela mi ha mostrato come si possono camminare le proprie parole.
Non soltanto parlare di spiritualità, insegnarla o praticarla in momenti separati dal resto.
Viverla.
Nel modo in cui cucini.
Nel modo in cui ami.
Nel modo in cui cresci i tuoi figli.
Nel modo in cui attraversi gli anni, i lutti, i cambiamenti e i chilometri.
Mi ha mostrato come si può rispettare la Ruota del Tempo e come la grazia di una donna possa continuare a trasformarsi con il passare degli anni.
A distanza di tanto tempo, credo che sia questa una delle cose che riconosco come più preziose negli incontri che hanno segnato il mio cammino: non le parole che ricordo perfettamente, ma ciò che quelle persone hanno modificato nel mio modo di vivere.
Sono felice di aver fatto parte della sua grande famiglia allargata, sparsa nelle quattro direzioni del mondo, e sono grata ad Alessandra Comneno e a Maurizio Balboni per essere stati persone ponte tra culture diverse.
Ci sono persone che diventano maestre senza chiederti di assomigliare a loro. Ti mostrano semplicemente che un altro modo di stare al mondo è possibile.
E poi sta a te camminarlo!
In questa Checklist ho inserito alcuni passi che vengono proprio dai suoi insegnamenti!




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